Al giorno d’oggi, fare SEO e fare SEO su WordPress sono sinonimi. Secondo i dati di W3Techs, il 43% dei siti al mondo usa WordPress, contro il 3% che si poggia a Wix e il 2% a Joomla. Non c’è proprio storia, insomma.

Il segreto del successo di WordPress sta nella sua facilità d’uso che, almeno in apparenza, è a prova di imbranato. Bastano pochi click per realizzare un sito da zero, senza scrivere nemmeno una riga di codice e personalizzabile in tutti i modi possibili. Perfino i famosi “cugini” possono tirare fuori qualcosa di decente da questo CMS.

In apparenza, quanto meno.

Basta la mezza occhiata di un professionista per trovare decine di trappole nei siti WordPress autoprodotti, molti dei quali ne intaccano anche il posizionamento.

Quali sono?

Non eliminare le pagine “nascoste” del tema

I temi per WordPress più nuovi hanno un funzione stupenda: “scarica demo”. Apri una pagina con anteprime di siti già fatti, scegli quello che ti piace e lo importi tutto intero, con tanto di pagine interne e menù. A questo punto, non ti resta che inserire i testi e le foto che ti piacciono di più.

La funzione è così comoda da essere apprezzata perfino da web designer professionisti, che la usano come base per i siti dei clienti. Peccato che qualcuno si scordi qualche pezzo in giro.

I siti demo comprendono moltissime pagine inutili, che andrebbero quindi cancellate prima di mandare online il sito. Alcune di queste si nascondono però in angoli insospettabili: sono categorie predefinite, tag di esempio, pagine di testimonial farlocchi, pagine di portfolio… Si nascondono e rimangono nelle pieghe del sito per mesi, se non anni.

Cosa c’entrano queste pagine con la SEO del tuo sito?

  • Sono pagine di scarsa qualità, tutte uguali tra loro e prive di contenuto. Non sono abbastanza per farti guadagnare una penalizzazione, ma bene non fanno al posizionamento.
  • Rubano crawl budget al tuo sito, che è la cosa più grave.
Siti demo di tema WordPress

Il problema del budget di scansione

Siamo abituati a vedere Google come una specie di entità magica, dal potere illimitato. In realtà, per Googlebot è impossibile scansionare tutte le pagine di tutti i siti web con la stessa frequenza, non senza un impiego di risorse ancora più elevato di quello attuale.

Per ottimizzare le energie, Googlebot assegna un certo budget di scansioni a ciascun dominio. Più il sito è popolare e ricco di contenuti di qualità, più di frequente viene scansionato. Quando invece il sito è pieno di contenuti duplicati e inutili, riceve meno scansioni e parte di queste vanno sprecate in queste pagine spazzatura.

Ecco perché lasciare sul sito centinaia di pagine inutili non solo è un segno di sciatteria, ma è anche un possibile danno per il posizionamento.

Creare un tag per qualsiasi cosa

Su un sito WordPress, creare un tag è facilissimo: basta scriverlo nell’apposita casella, prima di pubblicare un articolo o una scheda prodotto. Se chiedete a me, è fin troppo facile.

Parlando di pagine inutili, mi sono imbattuta in un e-commerce con centinaia di tag. Molti di questi differivano solo per un avverbio o un articolo (ad esempio, “abiti sposa” e “abiti da sposa”) e, ovviamente, rimandavano a pagine quasi del tutto identiche tra loro. Neanche a dirlo, le pagine erano state tutte indicizzate.

Le conseguenze in termini di crawl budget le abbiamo viste sopra. In più, pagine in sostanza identiche finiranno per farsi concorrenza sulle stesse parole chiave, danneggiando ancora di più la SEO del tuo povero sito WordPress.

Mettiamo che abbia senso creare un tag “abiti da sposa”. Mettiamo che abbia davvero la possibilità di posizionarsi nella leggendaria prima posizione. Quando crei la pagina “abiti sposa”, che è identica alla pagina “abiti da sposa” tranne per il “da”, metti Google in crisi: quale delle due pagine è quella principale? Le due pagine finiscono quindi per farsi concorrenza e, in gran parte dei casi, si affossano a vicenda.

Grazie ai plugin è possibile segnalare a Googlebot di non indicizzare le pagine dei tag, il che è già qualcosa. In caso di pagine identiche tra loro, esiste inoltre un modo per segnalare quella di riferimento. Ciononostante, la scelta migliore rimane non creare tag a caso.

Creare nuovo tag per articolo

Lasciare i permalink di default

I permalink sono la somma tra il dominio del sito e lo slug, ovvero l’indirizzo leggibile della pagina web. Prendiamo come esempio www.luciazambrano.it/trappole-seo-wordpress/:

  • www.luciazambrano.it è il dominio;
  • /trappole-seo-wordpress/ è lo slug.

In questo caso, lo slug è determinato dal titolo del post o della pagina. WordPress consente però di scegliere tra diversi tipi di slug, alcuni dei quali sono pessimi per la SEO. Come quello impostato di default, tanto per fare un esempio.

Nelle impostazioni base di WordPress, lo slug è costituito da un codice univoco e non è modificabile. Questo è un problema, dato che un url breve ed esplicativo contribuisce al buon posizionamento del sito. Purtroppo, alcune persone non lo sanno e mantengono la struttura di default dei permalink.

Tipi di permalink su WordPress

Usare i semafori di Yoast per fare SEO

Yoast semplifica il lavoro di chi fa SEO su WordPress, non c’è dubbio. Il problema sorge quando ci si convince di poter fare SEO usando il semaforo di un plugin: per quanto il semaforino sia un ottimo promemoria, non indica quanto sarà buono il posizionamento della pagina.

Lo scrivo nella pagina dedicata ai miei servizi di consulenza SEO, ma ci tengo a ribadirlo: questo lavoro è fatto di strategia, qualunque CMS si stia usando. Alcuni plugin possono tornare utili, ma non sostituiscono la competenza e il lavoro umano.